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A sette anni dalla maxi operazione di bonifica che portò alla rimozione di 7 tonnellate di rifiuti dai fondali dell’Isola di Dino, Italia Nostra lancia un nuovo allarme: nell’area marina protetta sarebbero tornati ad accumularsi rifiuti e materiali che minacciano l’ecosistema e, in particolare, la Posidonia oceanica.
La denuncia arriva dalla sezione Alto Tirreno Cosentino dell’associazione, che ricorda come nell’ottobre del 2019, grazie a un finanziamento regionale di circa 40 mila euro, furono bonificati 60 mila metri quadrati di fondali all’interno della Zona Speciale di Conservazione “Fondali Isola di Dino – Capo Scalea”.
Secondo quanto riferito da Italia Nostra, una recente ricognizione subacquea effettuata nella stessa area avrebbe evidenziato una situazione preoccupante. Pur avendo effettuato soltanto un campionamento limitato e non un monitoraggio completo dell’intera superficie, i volontari dichiarano di avere individuato nuovamente pneumatici abbandonati, blocchi di cemento, plastica, reti e cordame depositati direttamente sui prati di Posidonia.
L’associazione segnala inoltre la presenza di presunti ancoraggi abusivi che, secondo quanto sostenuto nel comunicato, contribuirebbero al deterioramento della Posidonia oceanica, habitat considerato di particolare valore ecologico per il Mediterraneo.
Per Italia Nostra il problema presenta una doppia criticità. Da una parte vi sarebbe il danno ambientale, legato alla compromissione di una pianta fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema marino; dall’altra il rischio di un danno d’immagine per una delle principali attrazioni naturalistiche del Tirreno cosentino, meta ogni estate di numerosi turisti e appassionati di immersioni.
L’associazione sottolinea come già al termine dell’intervento del 2019 fosse stata evidenziata la necessità di programmare una manutenzione periodica dei fondali per evitare il ripetersi del fenomeno.
Per questo motivo Italia Nostra chiede ora un sopralluogo con conseguente rimozione dei rifiuti e dei blocchi di cemento presenti sui fondali, l’avvio di un sistema di manutenzione ordinaria annuale e un rafforzamento dei controlli contro gli ancoraggi abusivi, favorendo l’utilizzo dei campi boa già esistenti.
L’associazione ha inoltre annunciato l’invio di una segnalazione formale al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Calabria, al Parco Marino Regionale, al Comune di Praia a Mare, alla Capitaneria di Porto e ai Carabinieri Biodiversità, ribadendo che l’iniziativa rientra nelle attività istituzionali di tutela ambientale svolte sul territorio.
«L’Isola di Dino e i suoi fondali meritano attenzione», conclude Italia Nostra, chiedendo interventi tempestivi per evitare che l’area torni alle condizioni precedenti alla bonifica del 2019.





