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Presso il Campus Temesa “F. Tonnara” di Amantea si è inaugurato l’Ambulatorio Medico Chirurgico Solidale.
Un centro rivolto alle persone più fragili del territorio, un progetto che mette insieme Chiesa, Istituzioni e Associazioni con l’obiettivo di offrire assistenza sanitaria gratuita a chi vive condizioni di difficoltà economica o sociale.
All’inaugurazione hanno preso parte il sindaco della cittadina tirrenica Vincenzo Pellegrino; Pino Fabiano, direttore della Caritas Diocesana di Cosenza-Bisignano; il professor Calise, chirurgo emerito di Napoli; Antonio Tiberi, responsabile delle politiche sociali del comune di Amantea; Monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano e i parroci delle tre parrocchie di Amantea.
L’idea nasce dai Centri di ascolto delle parrocchie San Biagio, Santa Maria La Pinta e San Pietro Apostolo di Campora San Giovanni che hanno partecipato ad un bando della Caritas Diocesana, grazie anche all’Amministrazione Comunale che ha concesso in modo gratuito l’uso dei locali.
Ad appoggiare l’idea, collaborando anche fattivamente sono state le associazioni del territorio Rotary Club, Al Mantiah Calabria, Inner Wheel club Amantea e Croce Rossa italiana comitato di Amantea.
Tutto è iniziato con l’Inno Nazionale suonato da “I Mantia Brass”.
Poi ha preso la parola il sindaco Pellegrino: “Oggi Amantea getta un ponte verso il futuro, avvalendosi della collaborazione di tutti – ha detto. Camminare insieme per costruire un mondo migliore, ecco perché abbiamo lavorato tanto e continueremo a farlo, perché tutti abbiano la possibilità di curarsi. Certo è che la nascita dell’ambulatorio solidale non deve diventare una scorciatoia per evitare lista d’attesa. La sua funzione è quella di garantire un diritto fondamentale a chi rischia di rimanere escluso”.
Sulla stessa lunghezza d’onda sono stati anche gli interventi degli altri ospiti.
Fabiano ha evidenziato che “come Caritas Diocesana abbiamo i presidi su tutto il territorio, dove ascoltiamo tutti i bisogni dei cittadini, rendendoci conto di un nuovo fenomeno, quello del ceto medio impoverito, che non riesce più a curarsi; quindi, quando le tre parrocchie di questo territorio hanno proposto questo progetto, siamo stati ben lieti di appoggiarlo”.
Anche il professor Calise ha sottolineato l’importanza di collaborazione tra tutti i soggetti in campo. Mentre il dottor Tiberi ha sottolineato come “debbano essere le istituzioni ad avvicinarsi ai cittadini e non i cittadini rincorrere i luoghi dove sono le istituzioni. Il percorso che è stato individuato da tutti gli attori in campo è molto importante. L’Ambulatorio Medico Solidale risponde ad un ritardo della diagnosi, per coloro che non riescono a farsi fare una diagnosi arrivando alla chirurgia quando è troppo tardi”.
Due considerazioni – in chiusura- dall’Arcivescovo Checchinato: “per crescere bisogna accorgersi e prendersi cura, solo così si può parlare di consapevolezza comunitaria e di umanità”.



