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Il Consiglio comunale di San Nicola Arcella ha approvato all’unanimità un ordine del giorno a sostegno delle iniziative di lotta degli agricoltori e gli autotrasportatori contro il caro carburanti.
IL DOCUMENTO
La protesta degli agricoltori e degli autotrasportatori, che partita dalla Calabria si sta estendendo ad altre regioni del Sud d’Italia, va ben oltre il problema del caro carburante, che ha rappresentato l’elemento scatenante.
Il comparto agricolo italiano rischia sempre più di essere strangolato da costi di produzione sempre più insostenibili, burocrazia soffocante, regole sempre più onerose e una concorrenza internazionale che troppo spesso si gioca ad armi impari.
Chi lavora la terra si trova schiacciato tra costi crescenti e prezzi di vendita che spesso non garantiscono neppure un margine dignitoso. Si lavora, si investe, si rischia, ma alla fine il valore del prodotto viene riconosciuto a tutti, tranne che a chi lo produce.
Senza agricoltura non c’è futuro per le nostre campagne, non c’è tutela del territorio, non c’è economia locale e non c’è sicurezza alimentare. E senza autotrasporto non c’è filiera produttiva, non ci sono merci che arrivano alle imprese e ai cittadini, entra in crisi una parte fondamentale della nostra economia.
Le tensioni in Medio Oriente, le limitazioni al traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz, il conflitto Russia-Ucraina hanno spinto sempre più in alto le quotazioni del greggio.
L’Italia non possiede riserve significative di idrocarburi e ha storicamente costruito il proprio sistema energetico sull’importazione. l’Italia importa circa il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma, una quota tra le più alte in Europa. A livello europeo il quadro non è troppo diverso. Nel 2024 l’Unione Europea ha prodotto solo il 43% dell’energia consumata, importando il restante 57% da Paesi extra-UE.
La Russia è stata, fino al 2021, il principale fornitore di gas dell’Italia. La guerra in Ucraina ha ridisegnato completamente questa mappa. La dipendenza dal gas russo è scesa dal 40% al 4,7% in due anni, e i flussi residui sono destinati a ridursi ulteriormente dopo lo stop al transito del gas russo verso l’Europa attraverso la rete di gasdotti ucraina.
La graduale dismissione, avvenuta negli anni, delle raffinerie esistenti in Italia, ha ulteriormente aggravato il problema dei costi finali. Avere raffinerie non elimina la dipendenza energetica dall’estero, ma consente la capacità di trasformarlo sul territorio nazionale e riduce la dipendenza dall’importazione di benzina e gasolio già raffinati e perciò più costosi.
C’è poi la componente fiscale che continua a rappresentare una parte consistente del prezzo alla pompa. Nel complesso, tra accise ed IVA, le imposte rappresentano ancora oggi più della metà del prezzo finale di un litro di benzina in Italia, motivo per cui, ogniqualvolta il greggio sale, il dibattito politico si concentra sulla possibilità di intervenire proprio su questa componente fiscale.
Le misure adottate con sconti temporanei e non riduzioni strutturali, hanno un limite: essendo temporanee vanno rifinanziate di mese in mese, con un trasferimento di risorse pubbliche pagate da tutti i contribuenti attraverso il gettito fiscale verso il prezzo alla pompa, senza intaccare i margini industriali lungo la filiera, senza affrontare il nodo degli extraprofitti.
Sotto questo aspetto, la riunione tenutasi a settembre tra i ministri economici di Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo, Spagna e la Presidenza irlandese di turno dell’Ecofin per aprire un confronto europeo su una tassa comune sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, non ha ancora sortito alcun effetto concreto.
Una tassa sugli extraprofitti, come quella ipotizzata a livello europeo, potrebbe nel breve periodo generare risorse da redistribuire verso famiglie e imprese più esposte, superando le difficoltà operative già manifestate in passato.
La riduzione strutturale della dipendenza da petrolio e gas attraverso lo sviluppo di fonti energetiche alternative rappresenta la leva in grado di rendere l’Italia e l’Europa meno vulnerabile agli shock geopolitici nel medio-lungo periodo, anche se richiede anni di investimenti e non offre soluzioni immediate.
Ciò premesso, il Consiglio Comunale di San Nicola Arcella esprime la sua solidarietà e vicinanza ai manifestanti ed auspica:
-interventi immediati da parte del Governo Italiano per finanziare misure a sostegno di autotrasportatori ed agricoltori per ridurre i costi determinati dal caro carburanti, ottenendo maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio posti dall’Unione Europea;
-una politica agricola europea tesa a tutelare le produzioni nazionali dalla concorrenza internazionale, fissando nuove e più efficaci regole di mercato per i prezzi e la circolazione dei prodotti;
-lo sviluppo di fonti energetiche alternative per ridurre la nostra dipendenza strutturale dal petrolio e dal gas;
-la graduale ricostruzione ed attivazione di raffinerie sul territorio nazionale, per ridurre la nostra dipendenza dall’importazione di benzina e gasolio già raffinati.
Il Sindaco
Eugenio Madeo



